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Sant'Antonio

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Festa di Sant'Antonio Abate


La Festa Ieri

Le origini della Festa di Sant’Antonio Abate ad Aragona non sono note con esattezza, molto probabilmente risalgono al XVII secolo. Di contro, è invece certo che, la partecipazione e l’attaccamento mostrati dai raunisi nei confronti di questa festa erano molto forti. Tutto il paese veniva coinvolto a vario titolo nella preparazione della festa. Una caratteristica particolare, che connotava la festività in tutte le sue rappresentazioni, religiose e non, era data dalla presenza di animali: cavalli, maiali, muli, erano i primi attori, non soltanto perché il Santo ne era il protettore, ma poiché essi rappresentavano un sentimento, una concezione. Ad essi, in un certo senso, era legata la vita, o meglio, la sopravvivenza della gente dell’epoca, prevalentemente di origine contadina, che vivevano giorno per giorno legati ai cicli della natura e a quello che essa offriva. Inserendo l’animale nelle rappresentazioni liturgiche, si intendeva sottolineare lo stretto legame che esisteva tra l’uomo e la bestia e quell’ultimo col Divino. L’animale, in ultimo, visto come espressione della benevolenza di Dio. A conferma di quanto detto, si può capire il perché, le ultime edizioni della festa “ANTICA” di Sant’Antò ad Aragona risalgono alla fine degli anni 60 del secolo scorso. Le forti motivazioni, legate per lo più alla fame, o meglio, alla voglia di aggrapparsi ad una speranza di vita migliore, grazie anche all’intercessione del santo, stavano venendo meno. L’Italia era in pieno boom economico, e la fame per molti era solo un brutto ricordo; la società contadina, humus su cui attecchiva questo tipo di manifestazioni, anche ad Aragona si era progressivamente ridimensionata e con essa l’entusiasmo necessario per continuare la trazione.


FURCAVO’

Il luogo, in cui sono allocati sia gli stand di degustazione che gli animali in mostra, è chiamato FURCAVO’ (letteralmente forca del bue da furca=Forca e vò=Bue, espressione gergale per indicare il macello) è uno dei quartieri più antichi di Aragona, collocato ai piedi del Palazzo Principe (dimora dei Principi Naselli nel XVII sec.). La scelta del luogo non è casuale in quanto è ferma volontà degli organizzatori, riqualificare questa zona del paese, per troppi anni lasciata a se stessa ne suo inesorabile processo di degradazione. La rinascita di un paese passa dalla riscoperta della propria storia.


LA FESTA OGGI

La rinascita della festa di deve proprio ad un gruppo di giovani legati al mondo contadino in chiave moderna, ovviamente; amanti della natura ed in particolar modo degli animali, che mossi dalla ferma volontà di ridar vita ad antiche tradizioni (che è anche il nome della loro associazione culturale) del loro paese, si son dati da fare a finchè ciò avvenisse.


DEGUSTAZIONI

Sono allestiti circa 11 stand di degustazione di prodotti tipici del nostro territorio: Salame, Uova, Olio, Mandorle, Ceci, Formaggio nostrano, Olive, Pane di grano duro siciliano (preparato e sfornato in loco), Dolci tradizionali, Salsiccia e Ricotta, quest’ultima preparata durante la manifestazione, da maestri caseari aragonesi, nelle tradizionali callaruna (calderoni).


U PORCU I SANT’ANTO’

Un aneddoto curioso, ma allo stesso tempo delucidante al fine di capire il vero spirito della manifestazione, è quello che fa riferimento a U PORCU I SANT’ANTO’.

Circa 6 mesi prima della festa, l’arciprete della Chiesa Madre liberava un grazioso maialino, dalle orecchie mozze, di solito chiamato dal popolino ANTUNUZZU, dandogli la possibilità così di scorazzare per le vie del paese. Al suo nutrimento badavano gli abitanti del paese, per lo più popolani, vuoi per devozione al Santo, sia perchè credeva fosse di buon auspicio al fine di scongiurare il problema principale in qui tempi, la fame. Arrivati a circa una settimana prima della festa l’Arciprete mette all’asta l’ex maialino, ormai diventato un maiale di diversi quintali. A contenderselo erano i VUCCERI (macellai) del paese, poiché chi se lo aggiudicava poteva fregiarsi per tutto l’anno di vendere salsiccia ed affini di Sant’Antò.


MULA PARATA

Un altro animale che connotava questa festività era il mulo. Durante il giorno della festa passavano per le vie del paese due MULI PARATI (bardati) a festa i quali, grazie all’ausilio di campanacci, richiamavano l’attenzione degli abitanti che donavano alcune derrate di grano, riempiendo i visazzi (le bisacce) portate a dorso dagl’instancabili animali. Appena i muli erano carichi fino all’orlo, venivano portati dentro la Chiesa Madre fino all’altare maggiore, e li, una volta slegate le bisacce, lasciavano franare tutto il grano e tornavano a completare il loro giro per il paese. Il grano così accumulato veniva venduto dall’Arciprete, che utilizzava il ricavato per portare avanti la sua missione.

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