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Noto-Infiorata

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Noto e L'infiorata

Noto dista 32 km da Siracusa ed è situata nella parte sud ovest della provincia ai piedi dei monti Iblei. La sua costa, fra Avola e Pachino, dà il nome all'omonimo golfo. Con i suoi 550,86 km² di superficie, il comune di Noto occupa oltre un quarto della Provincia di Siracusa ed è il più grande comune della Sicilia e il quarto d'Italia. Nel suo territorio scorrono due fiumi: il Tellaro, vicino al quale è stata rinvenuta una villa romana, chiamata appunto Villa del Tellaro, e l'Asinaro, alla cui foce, in contrada Calabernardo, si svolse la famosa battaglia tra Ateniesi e Siracusani, che si concluse con la sconfitta dei primi, segnando la disfatta della spedizione ateniese in Sicilia e l'inizio del declino di Atene, che di lì a poco, a seguito di questa sconfitta, avrebbe perso anche la guerra all'interno della quale si inseriva la spedizione in Sicilia contro Siracusa, la Guerra del Peloponneso.
STORIA: Il sito originario della città, Noto antica, si trova 8 km più a nord, sul monte Alveria. Qui si ritrovano i primi insediamenti umani, che risalgono all'età del Bronzo Antico o Castellucciana (2200 - 1450 a.C.), come testimoniato dai reperti archeologici rinvenuti. Secondo un'antica leggenda, Neas, che sarebbe stato il nome della Noto più antica, avrebbe dato i natali al condottiero siculo Ducezio, che nel V secolo a.C. avrebbe difeso la città dalle incursioni greche. Questi la trasferì dall'altura della Mendola al vicino monte Alveria, circondato da profonde valli, in una delle quali scorre la fiumara di Noto. Ben presto Neas o Neaton, ormai ellenizzata nei costumi, entrò a far parte della sfera d'influenza siracusana. Secondo Polibio e Tito Livio, Neaton fu una colonia siracusana durante il regno di Gerone II, riconosciuta nel 263 a.C. dai Romani con un trattato di pace. Il Ginnasio, le mura megalitiche e gli Heroa ellenistici convalidano le ipotesi degli storici. Nel 214 a.C. circa Neaton aprì le sue porte all'esercito del console romano Marco Claudio Marcello, e venne così riconosciuta come città alleata dai Romani (che la chiamavano Netum) come Taormina e Messina. Subì, come le altre città isolane, le vessazioni di Verre, descritte da Marco Tullio Cicerone. Durante il periodo tardo-romano nella sua zona fu costruita la Villa Romana del Tellaro (IV secolo). Dopo l'occupazione della Sicilia (535-555 circa) da parte delle legioni bizantine dell'Imperatore Giustiniano, il territorio di Noto fu arricchito di monumenti, come la basilica di Eloro e la Trigona di Cittadella dei Maccari, l'Oratorio della Falconara e la Cripta di S. Lorenzo Vecchio, il Cenobio di S. Marco, il Villaggio di contrada Arco. Nell'864 Noto fu occupata dagli Arabi del ras Khafaja ben Sufyan, che la fortificarono. Data l'importanza attribuita alla città dagli Arabi, Noto divenne, nel 903, capovalle e il suo territorio registrò la razionalizzazione dell'agricoltura e la promozione dei commerci. Fu insediata anche l'industria della seta, sfruttando la presenza di gelsi nel territorio. Nel 1091 Noto fu occupata dal Gran conte Ruggero d'Altavilla, e venne infeudata al figlio Giordano, che iniziò la costruzione del castello e delle chiese cristiane. Durante il regno dell'imperatore Federico II di Svevia, a Noto, governata dal conte Isinbardo Morengia, fu eretto il monastero cistercense di Santa Maria dell'Arco. Durante il periodo angioino, il 2 aprile 1282, Noto partecipò all'insurrezione dei Vespri Siciliani. Nel 1299, durante la guerra per il possesso della Sicilia tra Federico III d'Aragona e Carlo II d'Angiò, il castellano di Noto Ugolino Callari (o di Callaro) si ribellò al primo passando dalla parte di quest'ultimo, e consegnò la città all'esercito di Roberto d'Angiò, figlio di Carlo II. Tornata sotto il dominio aragonese, Noto fu poi governata da Guglielmo Calcerando. Sotto il regno di Alfonso V d'Aragona fu Viceré di Sicilia Nicolò Speciale, netino, che diede un importante contributo allo sviluppo della città, governata al tempo dal duca Pietro d'Aragona, fratello del re. Il duca fece edificare nel 1431 la Torre Maestra del Castello di Noto Antica. Nel 1503, per intervento del vescovo Rinaldo Montuoro Landolina, il re Ferdinando II d'Aragona conferì a Noto il titolo di "Città ingegnosa" per i tanti personaggi che nel quattrocento si distinsero nel campo dell'Arte, delle Lettere e della Scienza, come Giovanni Aurispa, Antonio Cassarino, Antonio Corsetto, Andrea Barbazio e Matteo Carnalivari. Nel 1542 il Viceré Ferrante Gonzaga fortificò le mura della città. L'11 gennaio del 1693 la città, allora nel suo pieno splendore, fu distrutta dal terremoto del Val di Noto, in cui morirono circa 1000 persone. Subito dopo il terribile evento Giuseppe Lanza duca di Camastra, nominato Vicario generale per la ricostruzione del Val di Noto, stabilì di ricostruire la città in altro sito 8 km più a valle, sul declivio del monte Meti. Nel piano di costruzione della città intervennero diverse personalità, indicate dai documenti e dalla tradizione: dall'ingegnere militare olandese Carlos de Grunenbergh, al matematico netino Giovanni Battista Landolina, al gesuita fra’ Angelo Italia, all'architetto militare Giuseppe Formenti; ma, al di là del piano urbanistico, è da tenere presente che la città attuale è il risultato dell’opera di numerosi architetti (Rosario Gagliardi, Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra, Antonio Mazza), capimastri e scalpellini, che, durante tutto il XVIII secolo, realizzano questo eccezionale ambiente urbanistico. Nell'Ottocento, con la nuova riforma amministrativa, Noto perse il ruolo di capovalle, che passò a Siracusa. Tuttavia nel 1837, a causa del moto carbonaro di Siracusa, Noto divenne capoluogo di Provincia, e nel 1844 anche Centro di una diocesi. Nel 1848 scoppiò la rivolta massonica siciliana e Noto vi partecipò. L'anno dopo venne sedata ed il netino Matteo Raeli, ministro del governo rivoluzionario, andò in esilio a Malta. Nel 1861 Noto, dopo l'invasione di Giuseppe Garibaldi, entrò a far parte del Regno d'Italia, conservando inizialmente il titolo di capoluogo di provincia, poi trasferito a Siracusa nel 1865. Nel 1870 fu inaugurato il Teatro Comunale; l'esiliato Matteo Raeli fu nominato ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti della nuova nazione. Intorno al 1880 a Noto fu edificata la stazione ferroviaria. Dopo la seconda guerra mondiale iniziò il processo migratorio verso le regioni settentrionali d'Italia, la Germania, la Francia, il Belgio, l'Argentina, gli USA e il Canada. Negli ultimi anni si è registrata una ripresa economica, dovuta alla sviluppo del turismo, che rappresenta la principale risorsa della città barocca. Il 13 marzo del 1996 la cupola della Cattedrale crolla a causa di un difetto di costruzione e del sovraccarico strutturale determinato dalla costruzione di un solaio in cemento sopra la navata centrale. La città è stata inserita nella lista dei siti patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 2002. A conclusione di un lungo e complesso restauro, la chiesa è stata riaperta dopo sette anni di lavori il 18 giugno 2007. Le vie della città sono intervallate da scenografiche piazze ed imponenti scalinate che raccordano terrazze e dislivelli. La unitaria ricostruzione produsse un tessuto urbano coerente e ricco di episodi architettonici. Venne utilizzata la tenera pietra locale, di colore tra il dorato e il rosato, riccamente intagliata. La ricostruzione avvenne unitariamente sotto la guida del duca di Camastra, che rappresentava a Noto il viceré spagnolo. A differenza di quanto accade di solito nelle costruzioni barocche delle province del Sud Italia, come soprattutto a Lecce e, in Sicilia, a Catania, gli architetti che lavorano a Noto non puntano tutto sui motivi ornamentali, i quali restano sempre ben controllati, senza squilibri rispetto alle architetture nelle quali sono inseriti. Inoltre, gli architetti attivi a Noto, Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi, si impegnarono anche nella realizzazione di architetture elaborate, con l'impiego di facciate concave (come nella chiesa del Carmine o in quella di San Carlo Borromeo al Corso), convesse (come la chiesa di San Domenico) o addirittura curvilinee, come nella torre campanaria del seminario. Il barocco di Noto pervade l'intera città: gli elementi barocchi non sono isolati all'interno di un contesto urbano caratterizzato da diversi stili, ma sono collegati tra di loro in modo da realizzare quella che è stata definita la "perfetta città barocca". A tal proposito Ugo Ojetti sostenne: «Noto ai primi del Settecento è una delle nostre città sorte d'un colpo, pel fatto sembra d'una volontà sola, immagine precisa del gusto d'un'epoca. A visitarla, palazzi, chiese, conventi, teatro pare un monumento unico, tutto costruito nello stesso tufo giallo, nello stesso barocco, come dice bene il Fichera, fiammeggiante, con una grandiosità senza pause e una regalità senza avarizia». Dell'impegno degli architetti netini per la creazione di grandi scenografie, in un'ottica barocca pienamente consapevole e non provinciale, si accorse pure un maestro dell'immagine come Michelangelo Antonioni, il quale in una scena de L'Avventura, girata a Noto, fa dire al protagonista, interpretato da Gabriele Ferzetti, intento ad ammirare la città dalla terrazza del campanile della chiesa di San Carlo al Corso:«Ma guarda che fantasia, che movimento. Si preoccupavano degli effeti scenografici. Che libertà straordinaria!»
Le Chiese:
- Chiesa
Madre San Nicolò (Cattedrale), in essa è conservata l'urna di argento che contiene le spoglie mortali di San Corrado Confalonieri, patrono della Diocesi di Noto.
- Chiesa del
Santissimo Crocifisso, nella quale è conservata la Madonna Bianca di Francesco Laurana, salvatasi dal terremoto del 1693.
- Chiesa di
San Carlo al Corso.
- Chiesa di
Santa Maria del Carmelo.
- Chiesa del Santissimo Salvatore.
- Monastero del
Santissimo Salvatore, odierno seminario.
- Chiesa di
San Domenico, nella quale è conservata una tela di Vito D'Anna, raffigurante la Madonna del Rosario.
- Convento di
San Domenico.
- Chiesa di
Santa Chiara, nella quale è conservata una Madonna col Bambino di Antonello Gagini.
- Monastero di
Santa Chiara.
- Chiesa di
Montevergine o di San Girolamo.
- Chiesa di
San Egidio Vescovo.
- Chiesa di
San Francesco d'Assisi o dell'Immacolata.
- Chiesa di
San Michele Arcangelo.
- Chiesa di
San Pietro delle Rose o Santi Pietro e Paolo.
- Chiesa di San Pietro Martire.
- Chiesa di
Sant'Agata.
- Chiesa di
Sant'Andrea Apostolo.
- Chiesa di
Sant'Antonio Abate.
- Chiesa di
Santa Caterina.
- Chiesa di
Santa Maria del Gesù.
- Chiesa di
Santa Maria dell'Arco, in cui è conservata una tela di Antonio Manno, la Presentazione al Tempio.
- Monastero di
Santa Maria dell'Arco
- Chiesa di
Santa Maria della Rotonda.
- Chiesa del
Nome di Gesù.
- Chiesa dell'
Annunziata.
- Chiesa dell'
Ecce Homo.
- Chiesa della
Santissima Trinità.
- Chiesa di
Santa Maria del Purgatorio.
- Chiesa dello
Spirito Santo.
- Casa dei
Padri Crociferi.
- Santuario di
San Corrado fuori le mura, sul cui altare maggiore si trova una tela raffigurante una Madonna col Bambino e San Corrado di Sebastiano Conca. Vi si custodisce inoltre il corpo di San Leonzio Martire.

- Santuario della Madonna della Scala, nel quale sono custoditi la sacra immagine della Madonna della Scala ed il corpo di San Franzo Martire.



L'infiorata di Noto:
Una spruzzata di primavera barocca lungo la via Nicolaci, strada in leggera salita, che come ogni anno, la terza domenica di maggio, stende il suo tappeto floreale per tutta l’estensione dell’arteria dove si affacciano gli incantevoli mensoloni del palazzo dei principi di Villadorata che sorreggono sei balconi settecenteschi, cintati dalle caratteristiche e panciute grate in ferro battuto.  E lo fa puntualmente da trenta anni. La terza domenica di maggio, da quell’ormai lontano1980, anno della prima edizione, Noto celebra l’Infiorata di via Nicolaci; la festa della Primavera, stagione che profonde a piene mani i colori più naturali: i fiori. Per due intere giornate il lungo tappeto di fiori – la strada più barocca della città è lunga 122 metri e larga 7 - viene ammirato da migliaia di turisti. Una festa per Noto e per le sue meraviglie barocche. Ogni angolo della città – dal sagrato della Basilica del Santissimo Salvatore alla scalea della Cattedrale, dal chiostro del Liceo-Ginnasio “Di Rudinì”, già collegio dei Gesuiti dal Settecento alla fine dell’Ottocento, alle chiese del Carmine, Annunziata, Spirito Santo, Sant’Isidoro e Francesco di Paola - mette in mostra il “suo” bozzetto floreale, in omaggio alla Primavera. Trentadue anni, e l’Infiorata di Noto è oramai una tradizione. L’origine di tappezzare armonicamente di fiori le vie cittadine nacque a Genzano, località in provincia di Roma, più di duecento anni fa. Era costume, già all’epoca, cospargere di fiori l’itinerario che percorreva il Corpus Domini in processione. Ancora oggi i genzanesi, il giorno che precede la festa, per dimostrare la loro devozione al Santissimo Sacramento, decorano con i fiori la centralissima via Italo Belardi che diventa un tappeto floreale. A distanza di due secoli la scuola genzanese ha lasciato i segni per le vie di tutto il mondo. Nel 1980 Noto coltiva l’idea di valorizzare le immense risorse del suo territorio. Ci vuole un’idea eclatante, qualcosa di una certa validità artistica, come l’Infiorata. Un gruppo di artisti della città laziale visita così Noto per un sopralluogo tecnico; ne ammira lo stupendo barocco, ne studia gli angoli più caratteristici ed elabora l’articolato progetto. Dapprima si pensa di “affrescare” con i fiori il corso Vittorio Emanuele, l’arteria che allinea i maggiori edifici barocchi della città, nel tratto centrale fra la Cattedrale di san Niccolò e il Municipio: il potere spirituale e quello temporale idealmente congiunti con i fiori della Primavera. Poi, affascinati da quella strada in leggera salita, si decide di infiorare la via Nicolaci, anche perché la resa visiva, e dunque artistica, sarà maggiore in quanto, data l’inclinazione del piano, il visitatore potrà abbracciare con un unico sguardo l’intero panorama floreale. Così nel maggio di quello stesso anno, in omaggio al valore storico, artistico e urbanistico della città barocca, i netini beneficiano dell’opera dei maestri genzanesi i quali infiorarono la via Nicolaci, sotto l’occhio vigile e attento degli artisti locali. E’ ancora vivo il ricordo dei ragazzini che sfogliano montagne di fiori variopinti (papaveri, rose, margherite, garofani, gerbere), preparati per ricamare quei quadri così particolari. 1980-2011. Da trenta anni puntualmente, la terza domenica di maggio, Noto rende omaggio alla Primavera con l’Infiorata, avvalendosi dell’opera di apprezzati artisti, anche locali. Il suggestivo e naturale scenario di via Nicolaci, le cui quinte sono formate dai palazzi laterali dei Principi di Villadorata e dei Baroni Modica di san Giovanni, e il cui fondale è rappresentato dalla chiesa di Montevergini, per due intere giornate diventa un tripudio di caldi colori. Da trentadue anni, anche se solo per pochi giorni, il giardino di pietra fiorisce. I temi dominanti della manifestazione mutano di anno in anno: religiosi, di cultura popolare, mitologici. Ma anche legati alla Cattedrale (come nel 1996, anno del crollo del massimo edificio religioso della Diocesi di Noto) e ai Beni culturali, specie dopo che la città barocca nel 2002 con altri sette centri del Val di Noto, è stata inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Sedici i bozzetti ammessi al concorso. Gli infioratori, che avranno per tela il basolato di via Nicolaci,  dovranno ispirarsi al tema: “I grandi maestri del Novecento italiano. Per il calendario quest’anno la Primavera Barocca si allunga notevolmente.  Tre sono infatti le settimane di festa ed eventi all’insegna dei fiori. Pensata in grande l’Infiorata prenderà il via il 7 maggio per concludersi il 28 dello stesso mese. Il clou delle celebrazioni si avrà domenica 15 maggio con il tradizionale tappeto di fiori realizzato lungo l’aristocratica via Nicolaci e con il corteo barocco, la storica sfilata (a cura dell’associazione “Corteo Barocco”)  che si snoda per le vie della città e che mette insieme banditori in costume d’epoca, centinaia di figuranti, sbandieratori, armigeri, danzatrici, attori di strada e musici.


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