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Monumenti
Palazzo Principe - Loggia delle Suore
Furono affrescate le volte di molte sale e specialmente del gran salone del palazzo, le logge e la cappella, con una grande varietà di soggetti sacri e profani e con una grande profusione di ornati.
Ancora agli inizi del secolo (1911) si vedevano sopra due porte principali, due medaglioni dipinti con belle mezze figure del Redentore e della Vergine, e alla sommità delle pareti alcune storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Esistevano ancora nel 1880 le storie del Giudizio di Salomone, di Rè, becca al pozzo, di Mosè con le tavole e della Samaritana. Ma nessuno ricordava più il soggetto della volta centrale. Tutto fu manomesso quando furono rifatti la volta ed il salone".
Nei nostri giorni il palazzo è occupato per metà dal Municipio e per l'altra metà dalle Suore di carità e dall'Orfanatrofio femminile. In questa seconda parte, non aperta al pubblico, si conservano ancora solamente gli affreschi di una loggetta, deteriorati dai fenomeni atmosferici, rappresentanti la Vittoria trionfante su un carro, e quelli, in buono stato di conservazione, della volta di un ampio salone raffiguranti, al centro, in un rosone, la Gloria con al capo una corona turrita nell'atto di alzare con fa mano destra una corona d'alloro e con la sinistra un nastro con la scritta del motto della famiglia Naselli, "Non si ne certamine".
Sotto di essa due putti sorreggono lo stemma dei fondatori di Aragona mentre ai quattro lati, opposte tra di loro, ma rivolte tutte alla figura centrale, vi sono raffigurati quattro personaggi allegorici che rappresentano la mansuetudine, la virtù, la munificenza e la cornocopia; accanto ad esse altrettanti nastri sventolanti con le scritte « Mitis corda quiesco", "Virtus ad Astra vehit", "Dat munus honores" e "Uti stercore Premo".
Gli affreschi di questa volta ancora esistenti, sicuramente dovevano essere i principali e i più importanti di quelli fatti dal Borremans nel palazzo come si può dedurre dai loro significati allegorici e simbolici, celebrativi della virtù e delle doti della famiglia Naselli, committente dell'opera in alcune stanze, sempre nella parte del palazzo occupata dall'Orfanatrofio e dalle Suore di Carità, si conservano ancora parti di affreschi con figure decorative.
Il sacerdote Luigi Burgio Naselli, tra gli ultimi discendenti dei fondatori di Aragona, con atto del 18 dicembre 1887, stilato dal Notaio Antonio Schiavo, fondò il Pio Istituto Orfanatrofio Femminile Principe Aragona e alla sua morte gli lasciò in dote tutto il palazzo, con testamento fatto il 28 settembre 1889. La direzione e la gestione della fondazione fin dal suo nascere venne affidata alle Figlie di Carità di S. Vincenzo di Paola. Nello statuto approvato il 5 ottobre 1909 e sottofirmato dal Ministro degli interni Luzzatti si stabilì che l' Orfanatrofio aveva per scopo di ricoverare, alimentare, vestire, educare ed istruire le Orfanelle povere della città di Aragona" e che « Le signore Isabella Sergeant fu Giacomo e Maria Aurora e dopo di esse le due signore della stessa o da una di loro nominata, rappresentano ed amministrano l'Orfanatrofio. Qualche anno dopo la fondazione dell'Opera Pia, le due amministratrici diedero in affitto al Comune di Aragona la metà del palazzo e il 1 aprile 1933 glielo vendettero per 200.000 lire.
L'atto di acquisto venne firmato in presenza del segretario comunale Lorenzo Midulla, dalle due amministratrici di allora Suor Genoveffa Sergeant e Suor Francesca Falagerio, e dal podestà di Aragona, Cav. Gaetano Parisi. Ancora oggi il palazzo è occupato per metà dall'Orfanatrofio con le Suore di Carità, ridotte a sei, e per metà dal Municipio, che, però, sta per essere trasferito nel nuovo edificio costruito dove prima sorgeva l'ex Gil, nella parte nuova del paese.
La situazione idrica è molto cambiata rispetto al 1790 a causa dell'aumento della popolazione e delle mutate esigenze di essa. Fin dall'inizio del '900 il paese riceve l'acqua dalle sorgenti del Voltano, essendo irrisorie le risorse idriche di cui dispone, e da qualche anno dal dissalatore di Gela, ma la sua quantità varia periodicamente in proporzione alla disponibilità di acqua e non è mai sufficiente ad assicurare l'approvvigionamento con periodicità regolare tanto che i turni di erogazione, in certi periodi dell'anno, arrivano anche a venti giorni. La popolazione si lamente in continuazione e nei momenti di maggiore esasperazione effettua degli scioperi, come è capitato il 22 gennaio del 1990, allorché più di duemila manifestanti sfilarono per levie di Aragona inneggiando cartelli di protesta.
L'ultimo discendente di ramo maschile dei fondatori di Aragona fu Baldassare Naselli Galletti, che morì senza eredi nel 1862 e lasciò il suo titolo al nipote, Sac. Luigi Burgio Naselli, figlio della sorella Marianna. Questi fu prete Olivetano e visse sempre ad Aragona tra la stima e la venerazione della popolazione.
Alla sua morte, avvenuta il 29 settembre 1889, lasciò il palazzo all'Ente morale da lui fondato e nominò suo erede universale il cugino Antonio Burgio Branciforti, con testamento fatto il giorno prima di spirare dal Notaio Giovan Battista Trapanese, il 28 settembre 1889. Con la morte del Sac. Luigi Burgio Naselli si estingueva la famiglia che aveva dato origine ad Aragona e a cui il paese aveva legato la sua storia per quasi tré secoli. Il titolo di Principe di Aragona dopo la morte di Antonio Burgio Branciforti, l' 1 maggio 1925 passò al figlio Francesco, nato a Palermo l'otto agosto 1875.




























