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Documentari
Documentario su Modica e Castello di "Donna Fugata" (05-12-2010)
Foto di Angelo @ostanza e Simone Pietro e Dario @ostanza
Cenni Storici su MODICA (RAGUSA): Fondata dai siculi intorno al 1250 a. C., Modica fu dominata dai bizantini, invasa dai saraceni e caduta in mano agli arabi. Divenuta Contea nel .XII-XIII secolo, fu guidata da diverse famiglie nobili, quali quella dei Chiaramente, che la governarono fino al 1 392, dai Cabrerà (fino al 1480) e successivamente dagli Enriquez-Cabrerà (fino al 1812, anno della scomparsa del sistema feudale). Sotto la reggenza dei Cabrerà il territorio della Contea includeva Scicli, Ragusa, Chiaramente, Monterosso, Comiso, Gerratana, Ispica ed Acate. Fu ricca e fiorente cittadina, anche dal punto di vista culturale, e sede dai tempi di Bernardo Cabrerà della "Gran Corte Civile e Criminale", seconda solamente a quella di Palermo; quarto città della Sicilia per importanza e numero d'abitanti, fu capoluogo del circondario nel Regno d'Italia fino al 1 926. La Contea è stata descritta in diversi modi da chi l'ha vissuta: più frequentemente è stata definita come "La piccola Venezia del Sud" o anche come "La città delle cento Chiese". All'apparenza esagerate, tali definizioni sono, come la si vede oggi, difficili da credere ma non prive di fondamento storico. Per comprendere meglio come queste affermazioni non siano meramente frutto di fantasia, ma scaturite do osservazioni e studi sulla realtà storica della Contea, occorre calarci nella Modica del XIX secolo. In questo periodo la cittadina era solcata da due corsi d'acqua, lo "Janni Mauro" che correva ai piedi del duomo di San Pietro e il "Pozzo dei Pruni", davanti la chiesa di Santa Maria di Betlemme, i quali confluivano, all'altezza dell'odierna Piazza Principe di Napoli, in un unico fiume, detto "Moticano"; questo, di portata maggiore dei singoli affluenti, correva lungo l'odierno Corso Umberto I e , continuando per l'attuale Viale Medaglie D'Oro, prendeva a scorrere verso Scicli. Le sponde di questi corsi d'acqua erano collegate da oltre quindici ponti: per citarne alcuni possiamo dire del "Ponte Stretto o Dei Sospiri", nella zona dell'attuale Piazza Corrado Rizzane, del "Ponte di Corulla" davanti alla chiesa di Sant'Agostino (oggi sede della Banca Agricola), o ancora del "Ponte di San Pietro", "di San Domenico" e "di Santa Maria" ai piedi delle rispettive chiese. A rendere il tutto ancora più spettacolare partecipavano anche i 23 mulini, fuori e dentro la città, mossi dalle acque fluviali in pendenza. Ad avvalorare , invece, la definizione di Modica "città delle cento chiese" ci vengono incontro gli studi del prof. F. L. Belgiorno, autore, tra l'altro, di "Modica e le sue Chiese", che evidenziarono la presenza sul territorio di oltre cento Chiese, addirittura ben 160!! Naturalmente, oggigiorno, la stragrande maggioranza è stata distrutta e rimane solamente il nome a ricordarne l'esistenza ; alcune sono state modificate ed adibite a sedi di strutture pubbliche , mentre altre sono state adibite dai privati persino a depositi, garage, etc.... E sufficiente fare una passeggiata per le principali vie della cittadina per osservare come, per esempio, la chiesa di San Francesco alla Cava con annesso convento sia oggi sede della Guardia di Finanza; il convento dei Gesuiti annesso alla chiesa di Santa Maria del Soccorso sia divenuto sede del Liceo Classico T. Campailla, o ancora che l'Istituto Magistrale occupa l'ex convento con Monastero dello Spirito Santo o che il Palazzo di Città una volta era il convento dei Padri Domenicani.....e ci sarebbero molti altri esempi eclatant!: la chiesa di Sant'Agostino oggi è occupata dalla Banca Agricola! Per non parlare della Chieset+a rupestre più antica di Modica, San Nicolo Inferiore, recentemente scoperta e da tempo immemorabile adibita a garage! Uno Contea, dunque, tutta da scoprire, ricca di una storia affascinante, di sontuosi edifici religiosi frutto della ricchezza della nobiltà del tempo (non c'è chiesa che non sia nata da lasciti o eredità varie...specie nel periodo delle indulgenze!) e oprattutto dell'operosità e volontà dei cittadini modicani di ogni tempo... La presente guida non ambisce ad essere un'opera storico- artistica sulle incantevoli Chiese di Modica (non basterebbero 1000 pagine per perseguire questo nobile scopo..) , ma si propone come un semplice vademecum per l'ospite che si appresta a visitare la nostra affascinante Contea, che nel cuore dei modicani è considerata da sempre un "presepe vivente". E qui proposto un percorso attraverso le più suggestive Chiese di Modica, con l'intento di arricchire ulteriormente la visita del turista, pregiandolo e privilegiandolo con la vista di veri e propri Capolavori dell'arte barocca, tra i più affascinanti dell'intera Val di Noto. Credendo di aver fatto cosa gradita, auguro a tutti di trascorrere momenti felici nella nostra terra, abbracciati dal calore e dal folklore che caratterizzano la Contea, immersi nell'arte e nella storia che la contraddistinguono da sempre.
Sagra del Cioccolato: ...Altro richiamo, per restare alla gola, è quello del cioccolato di Modica e quello di Alicante (e non so se di altri paesi spagnoli): un cioccolato fondente di due tipi – alla vaniglia, alla cannella – da mangiare in tocchi o da sciogliere in tazza: di inarrivabile sapore, sicchè a chi lo gusta sembra di essere arrivato all'archetipo, all'assoluto, e che il cioccolato altrove prodotto – sia pure il più celebrato – ne sia l'adulterazione, la corruzione... Il cioccolato di Modica, lavorato come facevano gli Atzechi al tempo dei conquistadores spagnoli, tecnicamente può essere definito cioccolato "a freddo" ed è granuloso e friabile. Furono proprio gli spagnoli a portare a Modica il "xocoàtl", un prodotto che gli abitanti del Messico ricavavano dai semi di cacao triturati su una pietra chiamata "metate", in modo da far sprigionare il burro di cacao e ottenere una pasta granulosa. I modicani appresero questa lavorazione dagli spagnoli, senza passare alla fase industriale. Nella lavorazione a freddo, il cacao non passa attraverso la fase del concaggio: la massa di cacao viene lavorata a 40° con aggiunta di zucchero semolato; non riuscendo a sciogliersi, nè ad amalgamarsi, lo zucchero, dà al cioccolato modicano il caratteristico aspetto "ruvido" dalla consistenza granulosa. La tavoletta di cioccolato modicano ha un colore marrone non uniforme, l'aroma è quello del cacao tostato, con note leggermente astringenti. Viene tradizionalmente aromatizzato con cannella o vaniglia, ma si può trovare facilmente cioccolato al peperoncino, alla carruba, al caffè, agli agrumi. Il cioccolato di Modica si può mangiare così com'è o sciolto in acqua come bevanda.
La Storia: Alcune fonti riportano che durante la dominazione degli spagnoli in Sicilia nel XVI secolo tale lavorazione fu introdotta nella Contea di Modica, a quel tempo il più importante stato feudale del sud Italia, dotato di autonomia amministrativa. Gli spagnoli, a loro volta, l'avrebbero mutuata dagli Aztechi. Attualmente non esistono più tracce di questo tipo di lavorazione nè in Spagna nè in America, mentre solo L. Sciascia ricorda come tale lavorazione rimanesse ai suoi tempi anche nella città di Alicante, precisando anche che esistessero originariamente le sole due versioni con le aggiunte di vaniglia e cannella. Storicamente si è tramandato come un dolce tipico delle famiglie nobili che durante le feste e le occasioni importanti lo preparavano in casa. In questo modo si è tramandato fino ai giorni nostri e solo successivamente è diventato un prodotto dolciario di fama internazionale.
La Lavorazione: La massa di cacao, ottenuta dai semi tostati e macinati (detti localmente caracca, provengono da Sao Tomè in Africa) e non privata del burro di cacao in essa contenuta, viene riscaldata per renderla fluida. Ad una temperatura non superiore a 40 °C viene mescolata a zucchero semolato o di canna, e spezie come cannella, vaniglia o peperoncino, oppure con scorze di limoni o arancia. Il cioccolato rimane comunque con elevate percentuali di cacao, minimo 65%, anche nelle versioni "classiche" fino ad arrivare alle versioni purissime con 90% di cacao. Nella lavorazione a mano la massa veniva deposta su uno spianatoio a mezzaluna, detto la valata ra ciucculatta, costruito interamente in pietra lavica e già riscaldato, e poi veniva amalgamata con il pistuni, speciale mattarello cilindrico di pietra, di diverso peso e spessore in rapporto alle fasi di lavorazione e cioè la prima, la seconda e la terza passata, fino alla raffinazione che prendeva il nome di stricata. In molti laboratori oggi queste fasi di lavorazione sono effettuate da più moderne temperatrici. Il composto viene sempre mantenuto ad una temperatura massima di 35-40 °C che non fa sciogliere i cristalli di zucchero che rimangono integri all'interno della pasta. Ancora pastoso, viene versato in apposite lanni (formelle di latta a forma rettangolare) che vengono battute sia perché abbia, una volta solidificato e freddo, la forma del suo contenitore sia per far venire in superficie eventuali bolle di aria e rendere il prodotto compatto. La barretta di cioccolato ottenuta è lucida con delle scanalature, a volte più opaca, ha un colore nero scuro con riflessi bruni, una consistenza granulosa e un po' grezza. La forza del prodotto consite nella semplicità della lavorazione e nella assenza di burro o di altre sostanze estranee (grassi vegetali, latte, lecitina).
Il Consorzio di tutela: Nel 2003 è nato il Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica che raggruppa venti produttori della città allo scopo di stabilire un disciplinare di produzione ed ottenere il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta), al momento il prodotto è inserito nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali . Inoltre, dal 2005 al 2008, la città ha ospitato l'Eurochocolate, importante manifestazione che si tiene annualmente anche a Perugia. Nel 2009 dal 30 aprile al 3 maggio 2009 si è tenuta una manifestazione promossa e organizzata dal Comune di Modica e da Fine Chocolate Organization. La manifestazione, denominata Chocobarocco prende il posto di Eurochocolate in via definitiva. La manifestazione ha portato un notevole successo nonostante il maltempo e ha gettato le basi per l'edizione 2010. Sin dal giorno successivo alla inaugurazione che era prevista per il 3 dicembre ma che è stata rinviata a causa di una pioggia battente, si è registrato un altissimo numero di visitatori di gran lunga maggiore a quello degli scorsi anni. Tutto ció grazie ad una attenta organizzazione curata dalla amministrazione comunale e segnatamente dal vice sindaco Enzo scarso, assessore al turismo ed allo spettacolo, vera anima di questa edizione.
Cenni Storici sul Castello di "DONNA FUGATA": Il Castello prende il nome della contrada in cui è situato. Donnafugata deriva dall'arabo "ayn as jafat" che vuoi dire "fonte della salute" giustificato dalla presenza di una sorgente di acqua purissima. Le sue origini documentate partono intorno al 1648 con un atto di vendita con cui la famiglia Bellio-Cabrera vendeva il feudo comprensivo di una tenuta dicacela con antica torre di avvistamento Arabo- Normanna del XII secolo alla famiglia Arezzo che ne terrà la proprietà per tré secoli fino al 1982 quando viene acquistato dal Comune di Ragusa. La famiglia Arezzo avviò una lunga opera di trasformazione del nucleo originano che culminò alla fine dell' '800, quando il Barone Corrado Arezzo de Spucches (1824-1895) diede alla struttura, l'immagine di Castello, con la sua varietà di stili dal gotico- veneziano al tardo-rinas'cimentale. Occupa una superficie di 2500 mq circondato da otto ettari di parco. Conta in tutto 122 stanze anche se quelle visitagli sono quelle del piano nobile (circa 28). L'eclettismo degli stili che caratterizza la facciata del Castello si riflette anche negli ambienti interni e nei mobili che per la maggior parte datano metà '800 e Nel Giugno 2002 è stato riaperto al pubblico dopo cinque anni di lavoro di restauro. Bianca di Navarra e il Castello di Donnafugata vista dal cantastorie Giovanni Virgadavola tra le tante gemme del territorio ragusano, un posto a parte merita il Castello di Donnafùgata, antico palazzo nobiliare dal fascino antico. E' sommamente gradevole visitare il Castello, di cui sono aperte al pubblico 24 stanze, o ancora lo splendido Parco, pieno di piante rarissime e denso di significati nascosti, dolcissima allegoria della vita con i suoi momenti di gioia e di dolore. Numerose le leggende che si narrano intorno al Castello, e numerose le figure, di uomini potenti e di donne maliose, vissute all'ombra del maniero; figure magistralmente riprese dall'ultimo cantore Giovanni Virgadavola, erede degli antichi cantastorie e appassionato innamorato della nostra terra. Ricorda momenti scomparsi, epoche passate fra lustrini e champagne, ma anche intrise di emozioni, sentimenti, amori, dolori; è il Castello di Donnafugata, autentica gemma nel territorio di Ragusa. I visitatori che hanno la ventura di trascorrere qualche ora immersi nella malia del parco, o fra le antiche stanze del Castello, difficilmente dimenticheranno quelle atmosfere; e forse riusciranno a percepire, se avranno la ventura di superare il sottile diaframma del tempo, la presenza del Barone, possente e maliosa, aggirarsi inquieta fra le amate mura. O ancora, chissà, avvertiranno la presenza di Bianca di Navarra, imprigionata seconda le credenza popolare proprio fra le mura del Castello; non ha importanza, a parer mio, che il fatto non sia effettivamente accaduto, perché il bello delle leggende è proprio il loro superamento dei confini del tempo e dello spazio, per raggiungere i confini universali del cuore; e Giovanni Virgadavola con i suoi canti appassionati, ci indica percorsi intrisi delle nostre passioni "siciliane". La bella figura di Bianca di Navarra (1385-1441), regina di Sicilia, d'Aragona e di Navarra, fu in alterne vicende la vicaria del Regno di Sicilia. L'immaginario collettivo, dei Siciliani, che vide miei il riscatto dalla schiavitù di avidi dominatori, la circonfuse di leggende adombrate nella poesia popolare.