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Chiesa - Madre

Chiese

Chiesa Madre

Venne edificata per vivo interesse del conte Baldassare III Naselli che, in onore al suo nome, a quello del padre e del nonno, la dedicò a Nostra Signora dei tre Re Magi.
Costruita nel 1606 la chiesa venne elevata alla dignità di parrocchia per vivo interesse del conte Baldassare III Naselli, unico signore e neo fondatore di Aragona. Venne dedicata a Nostra Signora dei tre Re Magi, in onore al suo nome e a ricordo di quelli di Gaspare e Baldassare rispettivamente padre e nonno e dello stesso.
Il Conte dotando la nuova parrocchia, come di consuetudine feudale, si riservò lo “jus patronatur”, il diritto di nominare il parroco che fu il dott. Giuseppe Galletti di Palermo, immesso al possesso l'8 Novembre 1906 con la dignità di arciprete.
L’atto della costituzione della congrua, a rogito Notar Scafani 08 Novembre 1906: “sub titulu Sancrate Marie trium regum solinitatis Epiphiniae”.
Nella parte nord vi è annesso un oratorio, mentre nella parte sud una canonica. La chiesa si eleva dal piano stradale con una scalinata.
Dal distaccamento parziale nella parte inferiore dell’intonaco, si può notare la struttura realizzata in conci di pietra squadrata.
La chiesa è ad una sola navata di bella e solida fattura. La parte absidale è adorna di quattro quadri uno dei quali, portante la data del 1607 raffigura l'Adorazione dei Magi ed è sicuramente l'opera più pregevole che si custodisce nella Chiesa Madre e anche la principale perché rappresenta Maria S. dei tré Rè a cui è consacrata la chiesa, che è appunto "Sub titulo Sancte Maria Trium Regum Sollenitatis Epiphanie". La firma dell'autore è illegibile ma per tradizione è attribuita allo Zoppo di Gangi; pure Agatino Giacco afferma che è opera di questo autore anche se è poco chiaro e non del tutto certo. La tela, però, per lo stile, la ricchezza dei particolari, per la cura minuziosa della raffigurazione degli abiti dei personaggi, per il contrasto tra luce e ombre, che illuminano e mettono in risalto le figure principali, richiama la pittura di Pietro d'Asaro, detto il Monocolo di Racalmuto, vissuto tra il 1579 e il 1647.
I personaggi rappresentati sembra quasi che si accalchino e formino una gran folla addossata ai tré Rè in atto di adorare e offrire i loro doni a Gesù, sorretto in braccio da Maria. Il bambinello, in verità, non pare un neonato, ma un infante di tré o quattro anni desideroso di svincolarsi dalle mani della madre. San Giuseppe in penombra, da dietro le spalle di Maria, adora il proprio figlio, come se fosse in disparte e con un atteggiamento riverente.
Tutte le figure e centrali e la stessa scena principale, proiettate in uno sfondo che si perde in lontananza, sono esaltate dalla luce che li illumina come per evidenziarli maggiormente.
I quadri presenti nei vari altari sono di frà Felice di Sanbuca Zabut. Il grande affresco del soffitto riproduce mirabilmente con ricchezza di smaglianti colori la trasfigurazione di Raffaello, opera del pittore Cresta Doro, 1793.
Agli inizi del 1900, l’arciprete Castellana riparò la copertura del tempio e aggiunse la parte superiore in tufo all’antico campanile, forse per le cattive condizioni statiche dello stesso.
Durante i lavori di realizzazione della nuova pavimentazione della chiesa effettuati nel 1992, dagli scavi sono emersi una grande quantità di celle contenenti ossa umane alla rinfusa.
I quadri presenti nei vari altari sono di frà Felice di Sanbuca Zabut. Il grande affresco del soffitto riproduce mirabilmente con ricchezza di smaglianti colori la trasfigurazione di Raffaello, opera del pittore Cresta Doro, 1793.
Tavole cronologiche di tutti gli Arcipreti della Chiesa Madre, della Terra d'Aragona, dalla fondazione dell'arcipretura addì 8 Ottobre 1606, fino allo spirante anno 1794.

1) 1606. Dr. Giuseppe Galletti, di Palermo, laureato in sacra Teologia, governò la Chiesa per lo spazio di otto anni.

2) 1614. D. Vincenzo Palma, del Comiso.

3) 1624. D. Gerlando Burgio, di Aragona a cui si fanno delle grandi obbligazioni. Egli colla sua abilità al giogo del Parreclatarsi dello spirito, seppe così attaccare F animo grande del Signor D. Baldassare Naselli e Carriglio, primogenito del Principe D. Luigi, con il popolo che lo trasse a suo tempo a stabilire la sua residenza in questa Aragona, onde ebbe origine la felicità dell' abitanti e tutto quello che vi è di buono e di magnifico.

4) 1654. Dr. D. Giacinto Garufo, di Aragona, uomo di delicata coscenza, che avendo appena tré anni governato la sua Chiesa, rinunciò la carica di arciprete.

5) 1657. D. Pietro Costanza, di Aragona.

6) 1659. D. Francesco Panachia di Aragona, di buona mente, di grande abilità e onorato. Da giovane ebbe cura della Confraternita del SS. Sagra mento, che manteneva in fervore e splendidezza onde riscosse gran lode da visitatori spediti dal Vescovo in decorso di Sacra visita.
Fu cappellano sagrestano e dopo arciprete. Egli con il suo pingue patrimonio gettò le fondamenta della Sacra Distribuzione, molti anni prima della sua fondazione.
Onde meritamente un di lui ritratto che si conserva nella sagrestia della Chiesa Madre, e la brevità della sua vita ci ha privato di quei beni che ci prometteva la sua generosa ed efficace pietà.

7) 1661. D. Vincenzo Mossuto, di Aragona.

8) 1673. Dre. D. Girolamo Jovino, della città di Sutera. Si dispensa di fare il compito, e meritato elogio di questo grande uomo, per non ripetere in di lui lode, hanno scritto il Mongitore nella sua Biblioteca Sicula e l'Abate Vito Amico nel suo testo che si trova a Sutera. Presso Questi autori si trovano registrate la di lui nascita, vasta e profonda letteratura; la sua eloquenzia, le sue pratiche letterarie ed Apostoliche, le diverse cariche ecclesiastiche, che degnamente occupò, le sue virtù, il suo spirito, l'ardente ed efficace zelo che l'aveva per la salute delle anime e la sua morte, colle sue opere edite, ed inedite. Non si può aggiungere che alcune circostanze che gli abitanti di Aragona han conservato con una grata memoria verso l'antico degno pastore, e di cui più di una vive nei doni di lui fatti alla sua Chiesa.
Quanto era dotto altrettanto era umile, non accettò l'incarico nel Quaresimale di Palermo, se prima non ebbe la favorevole risposta della serva di Dio allor vivente Suor Maria Crocifissa della Concezione religiosa dell'ordine di Benedetto (su consiglio espresso del Vescovo d'allora di Girgenti), nel monastero di Palma, cui aveva consultata sugli appunti come si vede dalle lettere che conservò detta serva di Dio.
Essendo andato a predicare la divina parola in nome del Signore e per la sua gloria ne riportò quella spirituale edificazione che unica mente da cui si pretendeva, ed al tempo stesso le maggiori testificazioni dell'universale gradimento. Gli furono stampate in lode col panegirico di S. Rosalia varisonetti, ed uno dei più accreditati possidenti di quei Tribunali, gli regalò per onorare il suo merito una bellissima statua di marmo di nostra Signora delle Grazie, di ottima scultura del Gaggini, che poi di egli donò alla sua Chiesa Madre di Aragona. La fama di lui predicazione Quaresimale e panegirici, durò nella capitale per più di mezzo secolo e costa a molti, che ivi lo chiamavano S. Paolo delle montagne. Di lui donò alla medesima sua Chiesa un gran ciborio di argento coli'iscrizione del suo nome in cui attualmente si conservano le sagre perticali e si amministra la comunione ai fedeli, finalmente formò, a proprie spese una gran scalinata di pietra, per cui oggi agevolmente si accede alla porta maggiore della medesima Chiesa Madre. Non si può non ammettere: le diverse consolarne spirituali piene di buon senzo, unzione e fervore, che egli compose in lingua siciliana, e fece cacciare a memoria dei suoi parrocchiani non meno per richiamarli, ma per attaccarli alla religione di Gesù Cristo.

9) 1692. D. Lorenzo Costanza, di Aragona, fondatore della Sacra Distribuzione, che reca tanto decoro alla Chiesa Madre, maestra al culto divino e profitto spirituale alla popolazione.

10) 1705. Dre. D. Ignazio Giangrasso di Vicari, per il talento, e il candore del suo animo.

11) 1762. Dre. D. Agostino Sacco, di Aragona, prima Arciprete di Castellammare del Golfo, bel talento ed eloquente.

12) 1767. D. Domenico Morreale, di Aragona, e zelante elemosissimo.

13) 1781. Dre D. Agatino Giacco, di Aragona. Le leggi della modestia avrebbero vietato al di lui nipote Economo della Chiesa Madre, incaricato le presenti notizie, il formare il meritato elogio del suo zio Arciprete vivente se la verità dell'istoria non l'obbligasse a far la dovuta menzione di un soggetto distinto e di un parroco zelante che ha prestato molti servigi alla sua Chiesa. Ammaestrato in tutte le scenze ecclesiastiche, di costumi irreprensibili sin dalla sua fanciullezza in circostanze difficili, per otto anni Economo della Chiesa Madre. Prestò la pronta ed indefessa assistenza a moribondi e la continua amministrazione dei Sacramenti al popolo, cui divericato nelle altre Chiese. Richiamò alla frequenza della Chiesa Madre, colla formazione dei saggi regolamenti della Sacra Distribuzione, approvati da Monsignor Lucchesi, allor Vescovo di Girgenti, rimesse la disciplina del coro ed il buon ordine alquanto turbato per l'età decrepita dell'arciprete di allora. Per la sua qualità e rettitudine fu molto stimato dai Principi di Aragona e dai Vescovi di Girgenti, li quali avendogli appoggiato diverse incombenze ecclesiastiche, sono rimasti pienamente contenti per la maniera con cui li condusse a felice riuscita. Indi dal Vescovo Mons. Lucchesi, conferitagli la carica di rettore del Seminario e del Collegio di S. Agostino e Tommaso di Girgenti, l'amministrò con indicibile integrità, vigilanza, per motivi di coscenza; fra due anni con dispiacere del prelato che ne conosceva il merito, vi rinuzio unitamente alla fondata speranza di una vantaggiosa situazione tra i canonici di quella Cattedrale. Venuto da privato nella patria, non s'occupò d'altro che della continua apiscenza al cuoro della Chiesa Madre, in cui era uno dei Mansionari e di ascoltare le confessioni dei fedeli. Vacata l'arcipretura malgrado la sua ripugnanza, fu obbligato ad accettarla con un espresso comando del fu Cardinale Branciforte vescovo di Girgenti.
In quella carica non ha curato altro che promuovere la gloria di Dio ed il bene spirituale della popolazione.
Fervosissimo per la Vergine non ha lasciato mezzo per accedere alla defezione. Si deve al di lui zelo il saldo ristoro e polito riattamento della Chiesa Madre, siccome le nuove pitture di tutti gli altari della medesima, alla quale ha donato l'intero corpo di S. Fortunato Martire, fatto venire da Roma a proprie spese e fornito di due bellissime campane maggiori. Si deve anche alla sua instancabile fatica il rinvenimento di tutti i titoli delle rendite di questa Sacra Distribuzione e la formazione della scrittura all'istessa senza di cui sarebbe andato a crollare. Avanzato in età ed accagionato in salute credendo di nonaver forze bastanti per soddisfare col solito zelo alle parrocchiali incombenze si è fatto un dovere di eligersi alla conferma dell'ordinario di Girgenti, l'economia nella cura delle anime.

Dopo Agatino Giacco gli altri Arcipreti della Chiesa Madre sono stati:
1) Gerlando Giacco nominato nel 1799;
2) Pietro La Rosa nominato nel 1834;
3) Carmelo CHiarelli nominato nel 1949;
4) Giovanni Occhipinti nominato nel 1849;
5) Carlo Vella nominato nel 1879;
6) Domenico Castellana nominato il 14-01-1907;
7) Carmelo Chiarenza nominato il 27-07-1934;
8) Saverio Iannuzzo nominato l'1-07-1936;
9) Giuseppe Terranova nominato l'8-07-1949;
10) Calogero Montana nominato l'1-03-1980;
11) Calogero Licata nominato nel 1991;
12) Giuseppe D'Oriente nominato nel 1999;
13) Saverio Taffari nominato nel 2003.
14) Giuseppe Veneziano nominato il 5-09-2009


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