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Chiese
Chiesa Madonna del Rosario e Cripta
Il culto della Madonna del Rosario è sempre stato molto vivo nella popolazione di Aragona tanto che alcuni fedeli nel 1623, dopo pochi anni dalla fondazione del paese, edificarono in suo onore una chiesa divenuta poi della Mercede, nome con la quale è tuttora indicata.
Nel 1625, Mons. Bonincontro, con proprio decreto autorizzò la fondazione della Confraternita del SS.Rosario. Nel 1665 i Confrati, per alimentare ed accrescere la venerazione della popolazione nei confronti della Madonna del Rosario, costruirono accanto alla chiesa un convento che, con atto del notaio Archilao Chiarelli, datato 31 luglio 1665, fu affidato ai Padri Mercedari. I rapporti tra i padri Mercedari ed i Confrati si incrinarono però molto presto e quest'ultimi decisero di costruire una nuova chiesa e di trasferirsi in essa.
Nel 1689 ottennero dal Vescovo Francesco Maria Rhini l'autorizzazione a costruire il nuovo tempio o sacro sulle fondamenta della diroccata chiesa del SS.Crocifisso. Durante il periodo dell'edificazione i Confrati utilizzavano la vicina chiesa delle Anime Sante del Purgatorio per conservare le loro suppellettili, la statua della Madonna e per seppellirvi temporaneamente i componenti. La costruzione della chiesa si concluse in breve tempo, i lavori risultano infatti iniziati il 15 giugno del 1689 e conclusi nel 1695, come documenta il testamento redatto la vigilia di natale di quell'anno da Donna Calcedonia Naselli, principessa della Terra di Aragona. Ulteriore conferma della conclusione dei lavori e data da un altro testamento, redatto l'anno successivo da Domenico S.Martino che dispose di essere seppellito nella chiesa di "Nostra Signora del Rosario".
Nel 1726 su concessione dell'Arciprete Ignazio Giangrasso con l'approvazione di Mons. La Pigna, Vescovo di Agrigento, la Chiesa della Madonna del Rosario viene dichiarata sacramentale perpetua e nel 1729, con decreto del padre generale dei PP predicatori, fr. Tommaso Ripol, viene concessa l'erezione canonica della confraternita, approvata dal vicerè della Sicilia il 14 settembre 1759.Quegli anni furono caratterizzati da una lunga controversia tra i confrati del SS.Rosario e quelli del Carmine. I primi sostenevano che la loro chiesa, essendo sorta sulle fondamenta dell'antica chiesa del SS.Crocifisso, doveva ritenersi la più vecchia ed in virtù di ciò la Madonna del SS.Rosario doveva essere considerata la patrona di Aragona. I Confrati del Carmine, pur riconoscendo l'antichità della chiesa del Rosario, sostenevano che la Madonna del Carmine era stata venerata, fin dalla fondazione del paese, nella Chiesa Matrice da cui uscirono i confrati che fondarono la Chiesa del Carmine pertanto per culto era più antica rispetto alla Madonna del Rosario e pertanto doveva esserle riconosciuto il titolo di Patrona del paese.
Per molto tempo non si trovò soluzione alla controversia ma nel 1801 le autorità ecclesiastiche riconobbero implicitamente Maria SS. del Rosario Patrona di Aragona obbligando i PP. Cappuccini e i PP. Mercedari a partecipare alla processione in suo onore quale patrona principale del paese.Alla definitiva chiusura della controversia si giunse soltanto nel 1875 quando Papa Pio IX, a richiesta di Mons. Turano, Vescovo di Agrigento, per organo della Santa congregazione dei riti, dichiarava "contrariis non obstantibus quibuscunque" Maria SS. del Rosario patrona principale del paese. Il 19 marzo del 1907 con decreto di Mons. Lagumina, Vescovo di Agrigento inizia l'attività parrocchiale della Chiesa della Madonna del Rosario, dal registro più antico dei matrimoni in essa conservato si legge infatti: "Parrocchia M.SS.Rosarii fuit inaugurata die 19 martii anni1907". Il primo sacerdote chiamato a reggere la parrocchia fu Domenico Infantino.







Cripta della Chiesa del SS. Rosario
All'interno della Cripta, recentemente restaurata dalla Soprintendenza di Agrigento, si può ammirare il Tesoro della Chiesa del SS. Rosario costituito da gioielli ex voto (orecchini in oro, coroncina del rosario in corallo, reliquiario e ostensorio) e dai numerosi argenti dell'oreficeria siciliana degli inizi del XIX secolo.
La cripta è inoltre un'interessante pinacoteca sede dei dipinti ottocenteschi prelevati dal soffitto ligneo della stessa Chiesa. Fra i pezzi più significativi sono da ammirare l'ostensorio processionale, eseguito nel 1738 e il reliquiario ad urna in argento il cui coperchio piramidale è sormontato da una statuina in argento che raffigura l' Ecce Homo. Il committente di quest'ultimo oggetto potrebbe individuarsi proprio nel principe Baldassare Naselli, che nel 1684 ne avrebbe commissionato la realizzazione per custodirvi la reliquia della Sacra Sindone. In seguito alla autorizzazione vescovile, il principe ne fa dono alla Chiesa Madre di Aragona. A tal proposito il Nicotra nel Dizionario dei Comuni Siciliani del 1907, scrive quanto segue: " Nella chiesa Madre di Aragona si conserva un brandello della Sacra Sindone in un ricco reliquiario d'argento dono del principe di Aragona".





Reliquia della Sacra Sindone
Nella Cripta della chiesa del Rosario, nel 1997 è stata allestita una mostra permanente del Tesoro della chiesa con l’esposizione di dipinti, ori e argenti, documenti e paramenti tra cui splendidi ostensori e un' urna argentea per la reliquia della Sacra Sindone.
Il "Duca Santo" del Gattopardo Giulio Tomasi di Lampedusa, fondatore di Palma, aveva ottenuto dai Savoia una Sacra Sindone, copia estratta dal vero originale di Torino l’anno 1656, per la chiesa del Calvario e oggi conservata presso il Collegio di Maria di Palma. Nel 1684, a sua volta, il principe di Aragona Baldassare IV Naselli, la cui figlia Melchiorra nel 1669 aveva sposato il figlio di Giulio Ferdinando I Tomasi, ottenne un frammento del sacro lenzuolo.
Per questa preziosa reliquia lo stesso principe Naselli, amante dell’arte e fine collezionista di opere di grandi artisti, fece costruire un’urna argentea dove, incastonata in un reliquiario a pendente, circondato da una cornicetta con smalti neri su oro, fu conservato il prezioso brandello della Sindone. L’ argentiere palermitano Giacinto Omodei modellò questo piccolo ma geniale gioiello, dove l’invenzione architettonica delle cornici e dell’intero impianto ben si armonizza con la presenza di eleganti figurine quali gli angeli reggenti, richiamanti le cariatidi, o le figure simboliche, ben collocate ad arricchire gli angoli. Il tutto trova la sua conclusione più indovinata nella raffinata statuetta dell’Ecce Homo.
Tra le curiosità possiamo estrarre notizie da una relazione della fine del ‘700 dell’esistenza di “insigni” reliquie, “di due buone pezzetti della Sindone fregiati della tintura del divino sangue” che “in ogni venerdì di marzo quando si espone in chiesa comparisce la tintura assai carica di vermiglio colore”. La reliquia in veniva custodita inizialmente dalla chiesa madre poi in altre chiese fino alla fine degli anni ‘60 prima di scomparire del tutto, per essere ritrovata nella cripta della chiesa del rosario nei ultimo restauro.



