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Documentari
Documentario su CAPRI (06-08-2009)
Foto di @ostanza Angelo e @ostanza Simone Pietro
Delle isole del golfo partenopeo, Capri è la sola a non avere origini che si riallacciano alla pressoché generale natura vulcanica dei luoghi. Conosciuta e abitata fin dal Paleolitico al tempo di massima attività dei vulcani flegrei, Capri costituiva un blocco unico con la penisola sorrentina dalla quale andò progressivamente staccandosi in successive epoche geologiche sotto la spinta di fenomeni riconducibili all'orogenesi tettonica.
Emergente da abissali profondità marine, l'isola rivela la sua natura calcarea nelle ripide e scoscese pareti dolomitiche di inconfondibile bellezza e nelle numerose cavità naturali (grotte) che la rendono celebre in tutto il mondo unitamente alle suggestive cuspidi dei Faraglioni che le fanno da appendice nella parte sud-orientale.
L'instabilità del suolo caprese sul livello medio del mare, denota la lenta, ma continua inesorabile attività bradisismica che nel corso dei secoli ha sensibilmente abbassato il livello della celebre grotta azzurra e del Bagno di Tiberio. Controversa è la questione etimologica ; Caprea o isola delle pietre aspre per Strabone, fu definita Capreae da Varrone per il suo originale profilo nonché per la fauna predominante costituita appunto da capre selvatiche; altri trovano quantomeno impropria quest'ultima soluzione alla quale oppongono la denominazione di capros, cinghiale. Etimologia a parte è certa la presenza di greci sull'isola anche se è difficile individuarne una datazione precisa. Nel 29 a.C. l'isola fu visitata dall'imperatore Augusto che la rilevò dai napoletani cedendogli in cambio la non lontana Ischia. Ma la fama romana dell'isola è indissolubilmente legata all'emblematica figura del successore di Augusto, Tiberio il quale si stabilì a Capri durante gli ultimi dieci anni del suo regno intorno al 26 a.C., reggendo da quel luogo le sorti dell'impero. Alla sua residenza nell'isola sono attribuibili numerosi toponimi esistenti tutt'oggi. Del mitico imperatore, circondato nella cultura popolare da un alone di mistero e di terrore, restano gli avanzi di almeno tre delle dodici ville che si ritiene edificate sotto il suo regno. La più celebre "Villa Jovis" domina dall'alto del Capo l'intero Golfo di Napoli. Resti di un'altra villa sono osservabili a Damecuta ed infine si trovano avanzi dell'epoca imperiale presso le Case Palazzo a Mare ove esisteva l'antico bagno di Tiberio. Dopo la scomparsa di Tiberio, Capri si avvia verso un lento ma continuo decadimento seguendo di volta in volta le vicende di Napoli o delle principali dinastie regnanti, soggetta alle incursioni barbariche e piratesche e ai periodici, ricorrenti, sconquassi tellurici che pare abbiano contribuito non poco a disgregare le vestigia del passato. Longobardi e Normanni si avvicendarono sulle sue coste che videro in epoche successive il susseguirsi di Aragonesi , Angioini e Spagnoli. Nel XVII secolo la popolazione fu decimata da una pestilenza cui fece seguito l'instaurarsi del dominio Borbonico; successivamente Capri fu al centro di accesissime dispute tra Inglesi e Francesi che se ne contesero aspramente il possesso per l'importante posizione strategica. Dagli inizi del secolo scorso fino ad arrivare ai giorni nostri Capri divenne un luogo ambito e ricercato da letterati delle più disparate origini che, nei silenzi dell'isola tirrenica trassero lo spunto per opere di grande rilevanza letteraria; è il caso del medico e scrittore svedese Axel Munthe e di tanti altri celebrati nomi della letteratura mondiale come Ada Negri, Massimo Gorki, Curzio Malaparte.
Comune: CAPRI e ANACAPRI (Na)
Cenni storici: La presenza umana sull’isola è attestata fin dal Paleolitico inferiore (circa 400.000 anni fa). Lo scavo avvenuto nel 1905 nella valletta adiacente l’hotel Quisisana riportò alla luce manufatti in pietra e resti di fauna continentale (tra cui l’elephas antiquus) che sono testimoni di un’età in cui Capri era legata alla penisola sorrentina. Capri acquista definitivamente la conformazione di un’isola intorno a 10.000 anni fa. Si crearono le condizioni per lo sviluppo della storia di un’isola che, situata a circa 5 chilometri dalla punta Campanella, si trova in posizione strategica all’entrata meridionale del golfo di Napoli. Il periodo della storia di Capri che va dal IV millennio circa fino all’VIII secolo a.C., cioè dal Neolitico fino al periodo in cui coloni greci fondarono Cuma (metà VIII secolo a.C.), rivela come l’isola facesse parte di un sistema di comunicazione marittima piuttosto esteso. Infatti gli scavi della Grotta delle Felci hanno riportato alla luce materiale ceramico di importazione e il ritrovamento frequente dell’ossidiana, un vetro vulcanico assente a Capri, isola non vulcanica, attesta fin dal IV millennio a.C. una rete di collegamenti con l’arcipelago pontino e con le isole Eolie. È molto difficile stabilire quale fosse il livello di vita della comunità indigena che abitava l’isola prima della fondazione della colonia greca di Cuma. Mancano al riguardo notizie e testimonianze archeologiche che mettano in luce il ruolo della comunità italica, prima e dopo l’arrivo dei Greci. L’isola di Capri dovette essere raggiunta dalle correnti di traffico commerciale (greche, egee, orientali) che precedettero e accompagnarono la nascita e l’affermazione della colonia greca di Cuma. Ma, mentre per Ischia la documentazione archeologica fa luce su queste correnti «pre-coloniali», poco o nulla si conosce per l’isola di Capri. Questa dovette essere occupata nel VII secolo a.C. dai Greci di Cuma all’interno di un’operazione mirata al controllo dei traffici nel golfo di Napoli e che vide l’occupazione di Ischia e della punta Campanella nonché la nascita di insediamenti come Partenope e la futura Pozzuoli.
Entrata nella sfera d’influenza cumana a partire dal VII secolo a.C., l’isola, che continuò a portare un nome di origine italica, vide gradualmente affermarsi coloni greci a fianco della comunità indigena.
Lo storico Strabone parla dell’antica esistenza di due cittadine ridotte successivamente a una. Il ruolo e la funzione della comunità greca di Capri sono probabilmente riflessi in un mito, narrato da Virgilio, secondo cui l’isola fu anticamente abitata dai Teleboi, un mitico popolo di pirati proveniente dalla Grecia. L’utilizzo da parte dei coloni di Cuma di flottiglie piratiche per il controllo dei passaggi marittimi favorisce l’ipotesi secondo cui la funzione specifica della presenza greca sull’isola fosse quella di controllare i traffici marittimi del Golfo per conto della città di Cuma. L’isola a partire dal V secolo a.C. uscì dalla sfera di interesse cumano per entrare a pieno titolo sotto la giurisdizione della città greca di Neapolis, la futura Napoli fin quando non si registrò un evento epocale: l’arrivo di Ottaviano, il futuro imperatore Augusto. Strabone racconta che negli anni successivi alla battaglia di Azio (31 a.C.) Ottaviano, particolarmente colpito dall’isola, la ridusse a sua proprietà privata, dando in cambio ai Neapolitani l’isola di Ischia e avviando sul territorio una massiccia attività edilizia. L’isola rimase meta privilegiata dell’imperatore fino alla sua morte, avvenuta nel 14 d.C., ma non divenne mai sua sede stabile. Ridotta a proprietà privata della famiglia imperiale, l’isola assisté a una trasformazione del suo tessuto sociale ed economico: le iscrizioni antiche ritrovate mostrano la rilevante presenza di liberti e funzionari al seguito dell’imperatore. Tuttavia alle trasformazioni sociali ed economiche non si accompagnarono cambiamenti sotto il profilo culturale: molte delle iscrizioni dimostrano che la lingua greca continuò a essere usata fino al IV secolo d.C. Diversamente da Augusto, il suo successore, Tiberio, rese l’isola di Capri sua sede stabile nel decennio compreso tra il 27 e il 37 d.C., anno della sua morte avvenuta a Miseno. Nella creazione di un racconto che insiste sulle crudeltà e sulle turpitudini di Tiberio a Capri e che tanta fortuna ha avuto nell’immaginario turistico a partire dall’Ottocento non si può fare a meno di vedere la mano di gruppi avversi a Tiberio (particolarmente l’aristocrazia senatoria) che, contrari alla sua scelta del ritiro a Capri, inventarono episodi di crudeltà e lascivia, amplificarono e lessero tendenziosamente notizie provenienti da Capri, dando così vita a un noto e fortunato «romanzo nero» dell’antichità. La scelta di ritirarsi sull’isola evidentemente coincise con una nuova politica di Tiberio che, mirando a una forma assolutistica di potere, interruppe la politica di collaborazione con il senato elevando Capri a nuova capitale dell’impero. Lo storico Tacito, avverso a Tiberio, legge tendenziosamente l’episodio attribuendo il ritiro a Capri al bisogno di dar sfogo ai vizi sapientemente celati a Roma. Tiberio, in chiara rottura con la politica romana, si attorniò sull’isola di filosofi greci e astrologi babilonesi (fu presente sull’isola uno dei più noti astrologi dell’antichità, Trasillo di Alessandria), continuò la politica edilizia inaugurata da Augusto (Tacito gli attribuisce la costruzione di dodici imponenti ville) e provvide a impiantare in varie grotte dell’isola ninfei che Svetonio maliziosamente considera come i luoghi della lussuria tiberiana. Con la morte di Tiberio (37 d.C.) cala l’interesse degli storici antichi per Capri che continua tuttavia a essere per tutto il I secolo d.C. sede di imponenti ville aristocratiche. È a partire dal II secolo d.C. che le notizie diventano rarefatte. L’imperatore Commodo vi relega in esilio nel 182 d.C. la moglie Crispina e la sorella Lucilla. Si apre col III secolo d.C. un periodo oscuro della storia di Capri, caratterizzato da un sensibile abbassamento del livello di vita della comunità isolana ma anche da notevoli trasformazioni sociali e culturali, prima fra tutte quella che seguì la lenta affermazione del Cristianesimo sull’isola.






























































































